Da
"Il dolce e l'amaro" di Gabriele Pomar
INCIPIT
"Ha proprio l'aria di una capitale, di vecchia città sovrana, questa Palermo bianca, circondata di aranci. Davanti a sé ha una delle più belle baie del mondo, largamente aperta, limitata da due montagne la cui cresta è magnifica al di sopra del mare azzurro. Dietro un semicerchio di verdura cupa, un immenso orto di agrumi dove splende qua e là il biancore di una casa di ricchi, e che presto si restringe, forma una valle e sale come un nastro svolgentesi in mezzo a cime senz'alberi" [Cfr. René Bazin, Sicile, croquis italiens, Parigi, 1892]. Così, sul finire del XIX secolo, descriveva Palermo uno dei numerosi viaggiatori stranieri che avevano avuto modo di visitare la Sicilia e questa città per concretizzare ciò che tra Sette e Ottocento ogni cittadino europeo metteva in conto di fare: un viaggio nel Mediterraneo come visita alle sorgenti della cultura occidentale; uno di questi, Wolfgang Goethe, ebbe modo di indicare nel Monte Pellegrino "il più bel promontorio del mondo" [Cfr. W. Goethe, Viaggio in Italia].
L'arco di tempo che coprì l'ultimo quarto del XIX secolo e i primi tre lustri del secolo successivo, segnò per Palermo un periodo di Rinascimento economico e culturale che, se da un lato coincise con l'accrescersi della potenza imprenditoriale di Vincenzo e Ignazio Florio, dall'altro fu dominato dal genio architettonico di Ernesto Basile.
La Palermo post unitaria se aveva rinunciato al ruolo di capitale di uno stato insulare indipendente, tendeva comunque ad imporre la propria immagine come quella di una capitale europea. Già i precedenza architetti di assoluto valore quali Carlo Giachery e Giuseppe Damiani Almeyda avevano coniugato il neo-gotico inglese con le volumetrie e gli arabeschi dei monumenti voluti dai monarchi normanni di cui era ricca la città. E, come in epoca normanna, la Palermo del secondo Ottocento era riuscita a mantenere intatto quel felice equilibrio tra area metropolitana e campagna dove agli antichi palazzi dei re normanni che circondavano il collo della città "come i monili cingono i colli delle ragazze dai seni ricolmi" [Ibn Gubayr], si erano aggiunte nel tempo le ville settecentesche edificate dalla nobiltà palermitana e poi quelle ottocentesche volute dalla nascente e ambiziosa borghesia cittadina.
In realtà (...)
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Nella foto: Sir Thomas Lipton (a sinistra) ritratto con la formazione del Palermo nel 1907
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